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La storia

di Giovedì, 03 Aprile 2014 - Ultima modifica: Mercoledì, 28 Gennaio 2015
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Folgaria affonda le radici nel primo millennio. Nomi e toponimi contenuti nei documenti più antichi arrivati a noi e risalenti al 1196 ne testimoniano l’origine neolatina. Vi appare che già nel 1157 a Folgaria, allora “Fulgarida”, c’erano chiesa e “palatium”, ossia una comunità con struttura sociale ed amministrativa, quest’ultima apparentemente ispirata all’organizzazione dei Longobardi arrivati in Italia a metà del primo millennio .

Nel 1216 il principe vescovo di Trento Friedrich von Wanghen (italianizzato in Federico Vanga) promosse l’arrivo di genti tedesco-cimbre che già da oltre un secolo erano diffuse nella zona di Asiago. Le prime famiglie, secondo il dialettologo bavarese Johann Andreas Schmeller, erano arrivate in Italia nel 1053 per sfuggire alla carestia ed erano state accolte in un convento nel veronese. Nei decenni successivi i vescovi li mandarono a coltivare l’altopiano dei sette Comuni, dando origine alla più antica colonia cimbra, così come, più tardi, fece il vescovo di Trento per il nostro territorio su cui si fondò di conseguenza la colonia cimbra del Trentino meridionale a cui seguì, nel 1287, la fondazione della terza colonia cimbra nei Tredici Comuni veronesi.

Una vasta area del Veneto e del Trentino subì quindi una progressiva “tedeschizzazione”, al punto che nel 1300 Vicenza era denominata “città cimbra”. Sul territorio folgaretano (come nei comuni limitrofi di Lavarone e Luserna) il fenomeno si intensificò per almeno tre secoli, producendo quella che la studiosa Enrico Collotti Pischel definì “straordinaria commistione di tedesco e veneto”. Durante questo lungo periodo la forma latina di molti toponimi fu modificata o tradotta. Ad esempio, Folgaria divenne Vielgereuth ed il rio Cavalliano (ora rio Cavallo) divenne Rossbach.

A cavallo tra il XIV ed il XV secolo Folgaria si trovò geograficamente coinvolta nello scontro fra la Repubblica di Venezia ed i conti del Tirolo che difendevano il Principato Vescovile di Trento di cui gli altipiani facevano parte. La Serenissima mirava alla conquista di Trento e per avvicinarsi alle sue mura usava anche le armi della diplomazia. Concedendo benefici e privilegi, conquistò l’annessione “spontanea” delle comunità della Vallagarina, di Vallarsa, di Terragnolo e di Folgaria che accettò il protettorato veneziano nel 1438 ottenendo in contropartita dal doge Francesco Foscari cinque anni di esenzione dal pagamento di “affitti e decime” e “larghe promesse di guarentige e privilegi”, scrive don Tommaso Bottea nella sua Cronaca di Folgaria. D’altronde si trattava di un passaggio storico, un “cambio di nazionalità dopo centinaia d’anni di fedeltà alla Casa d’Austria” precisa Fernando Larcher nel suo “Folgaria, Magnifica Comunità”, favorito dalla maggior indipendenza garantita dalla Serenissima.

La tutela veneta durò una settantina d’anni. Già nel 1462 il duca Sigismondo d’Austria aveva affidato i castelli della Vallagarina a feudatari tirolesi spodestando i signorotti italiani (in Castel Beseno alla dinastia dei Castelbarco subentrò quella dei conti Trapp); nella battaglia di Calliano del 1487 l’esercito trentino-tirolese stroncò le velleità espansionistiche della Serenissima verso il Principato di Trento; nel 1509 l’intera Vallagarina divenne parte della contea del Tirolo dopo una serie di ulteriori batoste subite dai veneziani; ed il 3 novembre del 1510 Folgaria tornò pacificamente sotto il dominio austriaco avendo avuto garanzia che i privilegi commerciali e politici ottenuti dal doge sarebbero rimasti tali. Il “giuramento di fedeltà” dei folgaretani venne confermato nel 1520 a Rovereto davanti all’imperatore Carlo V e nel 1532 Folgaria divenne parte del feudo roveretano dell’Impero austriaco, Contea del Tirolo.

L’occupazione veneziana e la conseguente intensificazione dei rapporti sociali e commerciali con l’area veneta determinò il progressivo assorbimento dell’identità cimbra in un processo di de-tedeschizzazione che, pur lasciando in eredità molti cognomi e molti toponimi,  vide il lento riaffermarsi dell’idioma italico delle origini fino alla completa estinzione della parlata cimbra, rimasta solo a Luserna, in Trentino, Giazza nel veronese ed in parte a Roana, zona di Asiago.

A Folgaria (e prima ancora a Lavarone) il cimbro scomparve oltre due secoli fa, ma sull’altopiano la parlata rimase ancora per vari decenni negli strati più rurali della popolazione e quasi esclusivamente nella frazione di San Sebastiano, espressa nella forma modificata definita “slambrot”.

D’altronde, neppure quando la colonizzazione arrivò alla sua massima diffusione la cultura di matrice tedesca soverchiò quella preesistente di matrice neolatina e l’idioma cimbro non superò il limite della parlata popolare. Nel 1560  - scrive don Bottea – si predicava nella chiesa in lingua italiana o in simil forma si istituivano i pubblici processi” e nel 1669 fu istituita, in lingua italiana, la prima scuola pubblica maschile.

Ma vi sono anche numerose testimonianze documentali. Mentre non è mai stato trovato un qualsiasi testo in cimbro, tutti gli antichi documenti arrivati sono a noi sono in latino o in italiano. Tra i più importanti la “Carta ordinamentorum Comunis Folgariae” del 30 marzo 1315 ed una pergamena datata 8 aprile 1532 che riguarda la nomina di due “sindaci-procuratori” incaricati di occuparsi di “liti, controversie e cause” che il Comune o i suoi abitanti “avranno davanti a qualsiasi giudice tanto ecclesiastico che secolare”.  

 FOLGARIA «MAGNIFICA COMUNITA'»

 Folgaria si fregia del titolo onorifico di “Magnifica Comunità”, risalente ad epoca medioevale, quando la popolazione giurò fedeltà all'Imperatore d'Austria in cambio di autonomia amministrativa e indipendenza politica. Nei secoli successivi tale privilegio fu sempre difeso dai tentativi di assoggettamento perpetrati dai feudatari di Castel Beseno, il grande castello che si affaccia sulla Vallagarina, all'imbocco della valle del Rio Cavallo, la via d'accesso all'altopiano.

La Magnifica Comunità cessò di esistere come istituzione nel gennaio del 1803 in seguito allo scioglimento delle Regolanie comunali, definite 'combriccole di popolo', provvedimento attuato dal Governo Bavarese che all'epoca governava il Trentino.

 I FORTI AUSTRO-UNGARICI

 Dal 1866 terra di confine tra Impero d'Austria e Regno d'Italia, in vista della Grande Guerra 1915-18, Folgaria ed i vicini altipiani di Lavarone e Luserna vennero intensamente fortificati per impedire un'eventuale tentativo di avanzamento italiano verso la città di Trento. Tra Cima Vezzena (1908 m), nel settore orientale, e il Dosso delle Somme (1680 m), nel settore sud-occidentale, vennero costruite sette imponenti fortezze che tra il maggio e l'agosto 1915 impedirono i tentativi di sfondamento italiani e nel maggio 1916 permisero la cosiddetta Strafexpedition, offensiva che fece arretrare la linea di difesa italiana fin sulle alture di Asiago.

Delle sette fortezze la più rappresentativa è Forte Gschwent Belvedere, sull'altopiano di Lavarone, in ottimo stato di conservazione. Sull'altopiano di Folgaria si trovano Forte Sommo alto (1612 m), Forte Cherle (1400 m) e Forte Dosso delle Somme (1680 m) che rappresentano importanti testimonianze storiche anche se i cannoneggiamenti a cui furono sottoposti, ma più ancora l’opera demolitrice dei “recuperanti” che ne hanno estratto le strutture in ferro prima del secondo conflitto mondiale, li hanno ridotti a ruderi, per quanto imponenti.